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Open Source e l'impresa italiana

Aperto da mattia.pascal, 08 Marzo 2009, 17:48:06

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mattia.pascal

Il prossimo 10 marzo verranno divulgati i risultati dei ricercatori del TeDIS, centro studi della Venice International University su una ricerca che, tra le prime, offrirà uno spaccato autentico del mondo dell'impresa e del suo rapporto con il software a sorgenti:

"È possibile fare affari con il software open source, ma non bisogna avere un atteggiamento fondamentalista: l'OSS funziona bene, ci sono ambiti in cui va benissimo, ma va utilizzato come strumento e non come un modello ideologico"

CitazioneQuello che colpisce, in ogni caso, è l'identikit dell'azienda che si occupa di open source: "C'è la categoria che noi chiamiamo dei giovani promettenti - racconta Picerni - Sono coloro i quali sono riusciti ad avviare un business basato in massima parte su OSS, fanno registrare in proporzione un fatturato doppio rispetto ad altre realtà, e sono dotati di una competenza interna elevatissima: spesso si tratta di realtà messe in piedi da ex-ricercatori universitari (o da persone che sono ancora impegnate in campo accademico), che trovano il modo di fare della propria conoscenza un business".

Per il resto, il quadro non potrebbe essere più variegato: "Ci sono aziende più piccole, la maggioranza, che hanno fatturati piccoli e gestiscono un portafoglio piuttosto ristretto di clienti - elenca De Rossi - Poi ci sono aziende che sono ancora piccole, ma che hanno più successo. E poi c'è un terzo gruppo, per il quale Antonio ha trovato l'etichetta giusta: l'open source c'è ma non si vende. Sono quelle aziende medio grandi che utilizzano l'OSS, ma non hanno soluzioni specifiche di questo tipo nel loro listino".

Curioso che, attualmente, uno dei principali problemi sia reperire personale realmente competente in questo settore: "Qui potremmo aprire una parentesi tirando in ballo le università, l'importanza della formazione: spesso è proprio in questi ambiti che nascono spin-off interessanti - spiega Picerni - In ogni caso, diciamo che nel mercato ci sono molti programmatori con buone competenze, e poi ci sono dei fuoriclasse che hanno davvero una marcia in più: trovarli in ambito open source è difficile, scovare chi sia in grado di scrivere codice eccellente in un contesto non strutturato, di collaborazione e condivisione, non è sempre semplice"

Quello che emerge dai dati e dalla nostra esperienza è che il pubblico italiano più di altri sceglie in base all'efficienza, al costo, alla flessibilità della soluzione. Di solito il committente si preoccupa poco di guardare dietro le quinte, per così dire, ma i veri vantaggi dell'OSS sono per chi lo vende".
Dello stesso avviso anche Picerni: "Per la mia esperienza le aziende, quindi la domanda, non sono interessate ai possibili vantaggi dell'OSS, forse non li hanno ancora neppure compresi: gli interessa che quanto ottengono funzioni, svolga determinati compiti nel migliore modo possibile. E l'open source, lato offerta, permette di farlo nel modo ottimale: in questo senso è chi lo offre ad avere il vantaggio maggiore".

Open Source, l'impresa italiana c'è
".. c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. .. e, a sapere intendere.. ci si sentono delle voci lontane.. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani" P.C.

" .. spaghetti e mandolini. Allora qui m'inc_zzo, son fiero e me ne vanto, gli sbatto sulla faccia, cos'è il Rinascimento." G.G.

"Un nome, almeno, un nome, bisogna che me lo dia subito." L. Pirandello